Del o Nel?

Pubblicato 2011/03/26 di Victor Serri
Categorie: Analisi, Pensieri

Ieri pomeriggio stavamo chiaccherando con un paio di amici riguardo alle possibili cause, spiegazioni, delle guerre in libia e ho affermato come mio solito, che il sistema capitalistico, quindi le potenze capitalistiche, ampliano i mercati utilizzando come strumento le guerre, essendo questo sistema un sistema molto forte e assolutamente non in crisi.

Mi è stato risposto che questa crisi economica è una crisi del capitalismo. Io ho detto che è una crisi nel capitalismo.

Ora, Nel o Del, la differenza è abbastanza importante, se non  fondamentale. Io personalmente reputo che il capitalismo in sé ha ormai inglobato il meccanismo delle crisi economiche. Quindi dare un pó di torno a Marxuccio caro.

Quindi le crisi economiche, le recessioni, in realtá non sono altro che un comportamento ciclico che si ripresenta al fine di poter incrementare  ulteriormente i profitti (i plusvalori) sfruttando ancora di piú i lavoratori. In realtá piú passa il tempo piú penso che il sistema della propaganda induce ad una “Fittizzia crisi perenne” al fine di permettere non solo nei momenti di crisi un aumento dello sfruttamento, e quindi dei profitti, ma anche durante i periodi di espansione dei mercati.

Passo indietro. Cosa e’ la crisi? La crisi è il punto minimo del ciclo economico. Cosa è il ciclo economico? E’ il processo di espansione dei mercati fino alla sua saturazione, quindi ad un processo di contrazione (recessione) fino ad una crisi e cosi’ via.

Ora, siamo sicuri che quando c’e’ crisi o contrazione dei mercati, le imprese capitalistiche ci perdano? A mio avviso no. Di conseguenza non è una vera contrazione del mercato, ma se non è una vera contrazione del mercato. O meglio, si riducono le entrate ma non i profitti (Differenza tra entrate e costi), perche`si riducono maggiormente i costi (i lavoratori). Conseguenza, il mercato risulta sempre in espansione. Ma non viene mostrato. Se si mostrasse si perderebbe la possibilitá di ridurre i costi ulteriormente per aumentarne i profitti.

Di conseguenza, non è una crisi del sistema capitalisco, che anzi ha imparato utilizzare la crisi come strumento per generare nuovi profitti. E’ una crisi nel sistema.

Nella crisi del 2008-2009 quali sono state le multinazionali che hanno chiuso? Nessuna. Quali sono stati i prodotti scomparsi temporaneamente sul mercato? Nessuno. Cosa è successo? Semplicemente molte persone sono state licenziate, e sono rientrate nel mercato con meno guadagni, ossia sono stato maggiormente sfruttati. Globalmente quindi la crisi si è mostrata come un effetto di maggior sfruttamento di gruppi sociali lavoratori, con un aumento invece di profitti per i capitalisti. Altro che crisi.

Nazionalismo italiano

Pubblicato 2011/03/17 di Victor Serri
Categorie: Analisi

Oggi è il 17 marzo 2011.  Anniversario del 150anni dell’Italia.

E mi trovo nauseato da quello che vedo, nei vari forum, nei vari socialnetwork, nella rete.

Anni fa, il patriottismo era di destra. Solo di destra. Quelli di sinistra erano Internazionalisti, avevano una bandiera rossa non una bandiera tricolore. Lo stesso Pajetta ne “il lungo cammino dell’internazionalismo” confessa che dopo la guerra ci volle molto tempo per la sinstra italiana, per il PCI, prima di riprendersi il tricolore. E parliamo anche persone come i patriottici reggiani, da cui sono venuti fuori i fratelli Cervi (se vi leggete un libro di “papá Cervi”, vi rendente conto di quanto sia socialista e patriottico il tipo).

Il tricolore era di destra. Due anni fa a Piazza Navona era avvolto nelle spranghe dei fascisti di Forza Nuova e Casa Pound. Circa 10 anni fa era appeso a tutti i balconi delle persone di destra che si opponevano alle bandiere della pace (appese da chi non voleva l’intervento degli italiani in Afganistan e Iraq).

Ora, è di sinistra. Su facebook, oggi non troverete nessun fascista che metterá il tricolore. Non troverete nessun patriota, nessun nazionalista che non sia schierato con il pd o piu’ a sinistra. Non troverete nessun berlusconiano che metta il tricolore. Vietato, bandito.

E dire che il “made in italy” non è una idea dei comunisti. E dire che la Patria è sempre stata una parola di una precisa area politica.

Ma ora, dobbiamo sorbirci immigrati pugliesi leghisti, commercianti di destra che tacciono, fascisti che fingono quasi che il tricolore non sia mai stato il simbolo della patria (assiema a dio e alla famiglia). Dove sono i Buffon che tengono in mano il tricolore con le scritte fasciste? Dove sono quelli che sventolano il tricolore alle manifestazioni di Berlusconi? Dove sono i nazionalisti di destra oggi?

Io personalmente, non mi sento Italiano. Le mie radici culturali, il mio interesse è per l’Italia, io sono cresciuto in Italia anche se ora vivo altrove. Ma non sono mai stato nazionalista. Vivendo al confine con la Svizzera mi è sempre sembrato stupido pensare di essere meglio di uno che è nato al di la del confine, solo per puro caso. 5 kilometri piu’ a nord e avrei dovuto mangiare cioccolato e raclette tutta la mia vita ed esserne orgoglioso? La nazionalitá capita. La cultura, che si mischia e puó essere scelta, no.

Fare e Pensare

Pubblicato 2011/03/01 di Victor Serri
Categorie: Analisi

Piccola premessa. Il blog è in realtá morto e sepolto. Questo posto è stato scritto in una serata di depressione emotiva (molto antecedente alla pubblicazione del post), generata dalla proposta di fare un altro blog. Progetto in cui, per mia scelta, non sono piú dentro. Ma mi ha dato una serie di spunti su cui non avevo mai riflettuto.

Nella nostra societá, la discussione è diventato un tabú. Discussione nel senso di scambio di idee, utilizzando processi maieutici, portando argomenti. Nella nostra societá bisogna fare.

La contrapposizione Fare – Pensare.E’ legata a una serie di costrutti ideologici generatisi negli anni. Sono rettaggi politici, passati tramite i media, che negli anni ’80-’90. Nell’epoca del mito del benessere, diciamo, e poco dopo. A benvedere, sono prodotti della mentalitá berlusconiana, ma piú che altro sono uno strumento di controllo mentale a fini capitalistici. Fare, non riflettere, ti obbliga ad accettare un contratto dove aumentano il tuo sfruttamento pur di “fare”. Vedasi Marchionne in questi giorni.

Nel luogocomunismo generale si trovano frasi come Gli anni 70 sono stati sicuramente segnati dall’immobilitá politica di gruppi che discutono e che poi non facevano nulla.

Ora, sfidando chiunque a dire che le B.R. non hanno fatto nulla (Si, il terrorismo e’ una brutta bestia, ma senza dubbio è fare, quindi reale). Ma a parte questo, il problema è di messa a fuoco. Ossia, l’idea generale è che il fare sia per ottenere i risultati che si prefiggono. Ma, parliamoci chiaramente, il superamento delle classi è abbastanza tosto come obiettivo da raggiungersi. Se guardiamo un attimo in dietro ci rendiamo conto che in tutto il periodo di attivitá di questi gruppi politici degli anni 70 c’era una coscienza sociale molto piú avanzata rispetto all’attuale. Ossia si aveva ancora un senso comune di interesse sociale, e non si guardava solo semplicemente al guadagno economico personale. Questo, a me, sembra fare, non solo pensare. I risultati sono distanti da quelli desiderati, ma è un fare non manipolabile.

Altri esempi sciocchi di questo fare. Confrontate i salari, il potere d’acquisto e i tassi di disoccupazione degli anni ’70 e del 2010.

Ora, invece, anni di bombardamenti televisivi, dettati anche dal “crollo delle ideologie” ha indotto la popolazione a guardare chi fa di piu’. La politica, la mentalitá, è diventata totalmente fordista. Chi produce di piú vince. Che siano auto, treni, autostrade, parchi, asili, poco importa. Sta facendo qualcosa, e quindi ha piú merito di chi pensava. L’esempio è quello di Veltroni che a Roma inaugurava un asilo ogni giorno, o di Berlusconi che inaugurava un cantiere delle grandi opere ogni due per tre.

Ora bisogna fare. Pensare è superato. Non ci sono piú obiettivi, non ci sono piú analisi. C’e’ solo una corsa infinita verso il fare qualcosa senza guardarne la utilitá reale, semplificando ulteriormente un paese giá semplice, in cui tutti noi stiamo andando. Questo perchè un paese semplice è un paese manipolabile, dominabile, con facilitá. L’Italia fascista era un paese semplicissimo. La Germania nazista, la Spagna franchista, il Portogallo salazarista, la Russia staliniana lo erano in maniera evidente.

Tutte le volte che si elimina il ragionamento, l’analisi, si semplifica il paese, ci si avvicina ad una facilitá di controllo, ad un possibile dominio.

Intendiamoci, il che non vuol dire stare li a contarsi storie interessanti senza pensare a qualcosa da fare. Ma saltare in toto la parte di dialogo vuol dire formare gruppi sociali-politici-di pensiero a priori. Quindi generare comitati Contro o Pro qualcosa a priori, senza guardarne i vantaggi, ma andandoli poi a cercare a ritroso. Il che io penso sia sciocco, se non nocivo. Ma del paese semplice e delle sue caratteristiche ne riparleremo.

Ripresa del Blog

Pubblicato 2009/07/05 di Victor Serri
Categorie: Analisi

Questo Blog riprende la sua attività. Ma perchè l’aveva interrotta?

Semplicemente per un motivo. Io, ero tornato in Italia, per ultimare la tesi. Che senso avrebbe avuto mantenere un blog che si chiama “vistodafuori”, se tutti i concorrenti, collaboratori erano in Italia?

Tuttavia, ritornato all’estero, si possono riprendere i balli. E forse, è il caso, pure di cercare di allargare la cerchia dei collaboratori che seguino il progetto, per avere una visione un pò più ampia delle cose.

I Dintorni di Eluana.

Pubblicato 2009/02/11 di Victor Serri
Categorie: Analisi Sociale, Pensieri

Siamo onesti. Ne abbiamo le palle piene.

Ora tuttavia, vorrei solo far notare alcuni piccoli dettagli di come è stata percepita la vicenda dal paese in cui mi trovo ora. La vicenda è stata percepita come un atto di estrema crudeltà. Non la morte, la bagarre che si è svilupata dopo. Le strumentalizzazioni, gli utilizzi politici, il fatto che non sia possibile fare qualcosa senza che il vaticano dica nulla.

Questo aumenta la nostra immagine all’estero di ultracattolici. Tutti. Pure i piu’ bolscevichi. Al punto che i dubbi, vengono visti come atti di religione pura, o di influenza di essa.

Esempio sciocco. Venerdi’ ero in un bar con le mie due coinquiline e una sua amica a bere una birra. Questa amica ha una bimba di 5 anni, mentre lei ne ha 28. Non si è mai sposata, ha convissuto e poi rotto la relazione. Le mie due coinquiline hanno entrambe un fratello omosessuale. Nulla di trascendentale, persone piacevoli con una vita alle spalle. Chiaccherando del più e del meno mi chiedono “Ma se domani la tua morosa ti dice che esta embarazada tu che fai?” io: “Boh, non so…forse lo terrei…” con i miei duemila dubbi di sorta. Loro di risposta:”Già, è vero, sei italiano“. Chiedo cosa significa essere italiano. “Beh, sai, c’è anche l’aborto…” Mi guardano come stessero quasi bestemmiando di fronte ad un prete. Mi trovo costretto a dirle: “Guardate, nenas, que io sono a favore dell’aborto senza dubbio. Solo che credo nella responsabilità, e forse io me la prenderei…”. Mi guardano un pò stupite, forse le sembra quasi illogico come ragionamento. Ma senza dubbio resta la linea di collegamento: Italiano – Cristiano Cattolico – Segue i dettami del vaticano.

“Ma si guardassero loro!” probabilmente griderebbero i più oculati. Peccato che loro si guardano, e si criticano, e hanno paura. Una delle frasi più comuni che si sente tra case occupate e ambiente universitario è “se non ci diamo una mossa, fra vent’anni saremo messi come voi“.

Ancora una volta abbiamo fatto una figura di merda internazionale. Spero che qualcuno se ne sia reso conto.

La fine del movimento

Pubblicato 2009/01/20 di Victor Serri
Categorie: Analisi Sociale

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Al di là delle assenze, sto cercando di riflettere sulla fine del movimento.

Perchè la domanda che mi pongo è semplicemente  “che fine ha fatto?”. Dove è andata a finire “l’onda che vi sommergerà”? Scomparsa, volatilizzata. Scomparsa, dopo un primo periodo di presunte vittorie, di presunti passi indietro del governo, prontamente trasformati, in una logica della guerra spietata, in punti di forza. Infatti l’onda, forse illusa dal passo indietro del Ministro Gelmini, hanno lasciato l’attenzione a qualcosa di più importante. Tipo gli esami, la vita quotidiana, gli amori, insomma le cose che succedono ogni giorno.

Peccato che di quello che succeda ogni giorno, all’homo politicus, non gliene frega nulla, non dovrebbe fregargli nulla. E infatti non gli è fregato. Ha atteso il momento proficuo, e ha fatto passare tutto.

Ma allora, la domanda seguente è:  perchè gli studenti non se ne sono accorti? Mancavano le informazioni, mancava il desiderio di informarsi, cosa è mancato? Come mai tutto il silenzio? Evidentemente è mancato l’appoggio partitico. Ma se è mancato l’appoggio politico significa qualcosa non torna, che non c’è vero interesse, un vero bisogno.

Rianalizziamo.

Il attorno al 20 novembre nascono le proposte per migliorare la scuola da parte del collettivo de La Sapienza. Critiche, entusiasmi, opinioni. Giustamente qualcuno diceva che bisognava aspettare un attimo, che le proposte migliori sarebbero venute fuori dopo, con il tempo.  Opinione lecita.

Passano due mesi. Nessun’altra proposta, nessun’altra critica, nessun’altra maniera per migliorare il sistema scolastico attuale. O Forse c’erano ed erano poco pubblicizzate? Da chi sarebbero stata dovute pubblicizzate? Dai media di massa, o da strumenti sociali come internet? Se la risposta è solo nei primi evidentemente è mancato l’appoggio che portasse l’attenzione da parte dei media verso le proposte, quindi è mancato l’appoggio partitico (perchè possiamo dire con sicurezza che i media di massa sono manipolati politicamente e che in Italia non esiste l’informazione di massa libera e giornalistica).

Ma perchè non è stato utilizzato internet e i passaparola? Perchè non è stato usata una rete di informazione tra licei? Perchè non è stata forse formata bene, in maniera libera? Forse, azzardo, perchè i legami erano fatti da legami partitici. Quindi, diventa facile pensare che il movimento sia nato su spinta partitica, più che da vera coscienza degli studenti e dei professori. Ma se non c’era coscienza, questa definibile in maniera un po’ superata  “di classe”, come diventa possibile parlare di movimento?

Evidentemente il movimento non c’era.

E qualcuno aveva detto cose giuste nel passato, dicendo che non c’era, che era una manovra politica nel senso stretto, che non c’era analisi, che erano mantenimenti dello status quo.

Si insomma. Ve l’avevo detto, io.

Le vuote proposte della Sapienza.

Pubblicato 2008/11/21 di Victor Serri
Categorie: Analisi Sociale, Pensieri

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Oggi mi sono capitate sottomano le proposte della assemblea nazionale. Il progetto per l’autoriforma. Ci ho pensato un pò su e vorrei analizzarle profondamente.

Saltando la prima parte che essenzialmente sono chiacchere di una pagina e mezza, che parla del superamento del 3+2 senza proporre come (evidentemente superando tornando indietro, alla faccia del verbo superare) si passa al nocciolo della questione

  • Ricerca.Per questo riteniamo essenziale lo sviluppo di forme non commerciali della loro tutela (GPL/Creative commons) in contrapposizione al brevetto nonché il sostegno all’editoria scientifica open source ed una stretta sinergia tra ricerca e didattica.

Questa e’ un’ottima proposta. Peccato non risolva nè il problema dei baroni, nè il problema dei finanziamenti. Sarebbe stupendo poter usufruire di informazioni libere, e lo dico da tesista che litiga per avere delle informazioni per il proprio studio. Ma non c’entra nulla con la questione “italiana”. Questo anche perchè dovrebbe essere fatto nelle varie conferenze in giro per il mondo, quindi necessiterebbe di una regolamentazione “totale” e non “locale” come nella realtà italiana. Direi quindi una buona proposta, ma per l’Italia inutile.

  • Valutazione. Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti sia alle strutture (atenei, enti, istituti, dipartimenti,..) che ai singoli docenti e ricercatori.

Questa è una cazzata. Si generebbe coì una splendida didattica indirizzata. Indirizzata verso quegli studenti che vogliono un certo tipo di istruzione. E con l’accesso libero all’istruzione, statisticamente parlando, dominano gli idioti, quelli che vorrebbero fare boiate su boiate ed ottenere un titolo di studio. Poco sensata, oltre che rischiosa.

  • Reddito, diritti, contratti. Al lavoro di ricerca, perché di lavoro si tratta, devono corrispondere un salario adeguato…

Una buona maniera per non dire nulla. Adeguato cosa signfica? L’introduzione di una scala mobile per ricercatori? Adeguato a cosa? Quantifichiamo, definiamo, suvvia.

  • Pari opportunità. Da una parte la progressione di carriera delle donne è fortemente filtrata ai livelli più bassi, dall’altra le donne subiscono il perenne ricatto biologico, aggravato dalla precarietà, per cui la maternità diventa in realtà la via di espulsione dal mondo della ricerca

Io sono un fervente antifemminista. Non per altro, perchè ora lo vedo come un sessismo al contrario. Inoltre, vorrei che non ci fossero femminismi al principio senza ragione. Non è che è la sessualità ad essere filtro per il lavoro di ricerca, è la società stessa. Non è che uno può fare il ricercatore e solo perchè non resterà gravido ha il lavoro garantito, perchè il lavoro non è assolutamente garantito. Questa mi sembra miopia. Ora, mi guardo attorno e vedo questo, quindi parlo del mio caso specifico. La mia relatrice è una donna. Il mio secondo capo è una donna. Una ricercatrice con cui dovrò parlare è una donna. La capa di un mio amico, qui al terzo piano dell’edificio è donna. Donne ce ne sono, sposate, con figli. Un problema di sesso? No, non credo, semmai di desideri.

  • Dottorato e specializzazioni.l’immediata soppressione dei dottorati senza borsa e delle tasse di iscrizione.

Che cambio porterebbe una modifica di questa? Solo la riduzione dei dottorandi. Imporre una borsa? Semplice, ma senza definirne il costo minimo, non ci si schioda. Perchè comparirebbero in stile tipicamente italiano borse da 2 euro mensili.

  • Reclutamento. Chiediamo l’istituzione di un contratto unico di lavoro subordinato una volta terminato il dottorato, di durata non inferiore ai due anni: esso deve sostituire l’attuale jungla di “contratti” precari.

Come sempre manca il valore, o una stima. Cosa ci vuole a fare un contratto di 2 anni di 10 euro al mese? Un professore non trova 240 euro in un anno? Fatto. Ecco accettata la proposta. Manca ancora senso pratico e capacità di analisi.

  • Rappresentanza. Come ogni altra categoria nell’università, i ricercatori precari e i dottorandi devono partecipare ai processi decisionali tramite i loro rappresentanti eletti

In realtà tutto dipende essenzialmente dall’autonomia degli atenei. Ognuno decide come gestire le rappresentanze. Uno può anche mettere nel senato accademico 1 rappresentante dei dottorandi, che assieme i 3 degli studenti possono fare quasi nulla contro i 10-15 professori del senato.

  • Europa e anomalous wave .

Onestamente non so cosa dire. Non credo che le manifestazioni all’estero siano qualcosa più di una vaga simpatizzazione. Il video della protesta all’ambasciata italiana in Valencia è emblematico: Studenti erasmus che protestano. Pecato valga quasi nulla.

  • Percorsi

I vari punti detti nei percorsi indicano una incomprensione degli eventi, una incapacità di analisi totale, una serie di proposte relativamente sciocche. Questo perchè: il “movimento” non ha intellettuali, la riprova è che di questo workshop pochi sono stati informati, se non le testate principali, ma molti “organizzatori dell’onda” ne ignorano i punti. Questo non è un movimento. E’ un’accozzaglia di persone che si muove un po’ cosi’, come capita capita. Non c’è coordinazione, non c’è logica quasi. Ma si sapeva. Per questo non lo reputo un reale movimento, ma altro.

Manca l’analisi quando dicono che le lezioni all’aperto sono state ben gradite. Non comprendono che sono gratide in quanto è folklore gratuito. Non c’è comprensione dei bisogni, modifiche alle popolazioni e alle famiglie. Per il semplice motivo che quando si fanno le lezioni all’aperto, la gente lavora. E bisognerebbe andare ad informare tutti, in maniera radiale, portare le proprie parole, parlando, e non mandando comunicati stampa anni settanta. Cosa che gli studenti non fanno, perchè ognuno hai suoi problemi.

Questo dimostra ancora una volta che il movimento non esiste. Non esistono gli intellettuali, non esiste una direzione politica, non esiste un intento di migliorare la situazione.

Il movimento che non c’è

Pubblicato 2008/11/10 di Victor Serri
Categorie: Analisi

Non reputo che l’Onda sia un movimento. Reputo sia solo una protesta.

Un movimento presuppone un nucleo di intellettuali. Presuppone una logica di fondo. Una teoria politica, una scelta profonda, qualcuno che si assuma la responsabilità di pensare, criticare, dirigire. Nell’onda questo nucleo non c’è. Questo nucleo dovrebbe dirigere coralmente, in tutta la nazione, la tattica per mantenere viva la protesta, prima che muoia in un secondo, per coinvolgere la popolazione, per fare quel classico lavoro di egemonia, quel bel lavoro intellettuale di una volta.

Ma questo nucleo manca. Quindi non è un movimento. E’ solo una protesta senza direzione.

Questo è un blog a più mani semisconosciuto. Ma sono state fatte qui più proposte di quelle fatte da molti gruppi di lavoro di Milano. O almeno da quello che mi dicono chi ci partecipa.

Ieri, a Bologna, qualcuno propone di andare a parlare alle persone nei bus.

Ovunque, in tutta Italia, si fanno le “lezioni all’aperto”. Dimenticandosi che chi non è universitario, ha una scarso interesse, non ha tempo, o semplicemente, passa di li perchè ha altro da fare, prende l’evento come qualcosa di folklorisistico e non di protesta.

Gli studenti non colpiscono il paese in maniera informativa e in maniera radicale, si limitano alle strutture precostruite, similinventate. Non colpiscono alla radice il problema, che è trovare un nuovo modo di informare, che coinvolga anche la popolazione più lontana dai nuovi medium di massa.

Questo perchè mancano gli intellettuali.

L’importanza del Servizio D’ordine

Pubblicato 2008/10/30 di Victor Serri
Categorie: Analisi Sociale, Pensieri

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Nel periodo passato, negli anni 60-70 abbiamo anche visto come poteva funzionare un servizio d’ordine all’interno delle manifestazioni. Sappiamo che se mal gestito ha poi portato a quelle degenerazioni tipiche dell’Italia.

Ma in questo periodo, nel periodo attuale, il servizio d’ordine è fondamentale. Soprattutto perchè non più utilizzato, e perchè la sua assenza continua ad esporre a rischi i manifestanti. Risci generati dalla polizia, rischi generati da formazioni di estrema destra disiniteressate alla marcia pacifica per formazione culturale.

In ogni corteo dovrebbe esserci. Al di là delle scelte di fare una marcia pacifica o meno. Perchè il servizio d’ordine non nasce con l’intento di generare una formazione di agitatori violenti, ma nasce e si sviluppa solo per la difesa e la sicurezza dei manifestanti.

Il Servizio d’ordine andrebbe così strutturato all’interno della cosiddetta Onda:

  • Una testa frontale (non solo la prima linea ma anche i lati della testa, per una lunghezza di circa 10metri) che forma un ferro di cavallo di persone protette con caschi e protezioni, muniti di scudi in plexiglas, o plastica stile carabiniere, in grado di chiudersi per difendere la testa del corteo dalla carica della polizia (evitando quindi la disperesione del corteo in seguito alla carica) o da parte delle cariche dell’estrema destra.
  • Ogni singolo aderente alla marcia dovrebbe indicare un numero percentualmente simile al 5% dei propri aderenti che si occuperebbero di controllare i fianchi della marcia. Questi dovrebbero essere possibilemente coraggiosi e determinati a mantenere salvo il corteo. Cosa significa? Se entra un fascista lo si prende a sberle sul coppino e lo si porta fuori tirandolo per un orecchia, costi quel che costi. Cosi’ si elimina anche il tentativo da parte di formazioni opportuniste di guadagnare la testa della manifestazione.
  • Una decina di persone che continuino a girare lungo tutto il corteo cercando di vedere se ci sono infiltrati e/o teste di cazzo (perdonate il francesismo, ma è l’unico modo per chiarire in maniera inequivocabile il concetto).
  • Non mettere i liceali in prima fila. In primis per la loro scarsa capacità politica. Inoltre per la loro quasi inestitente capacità di leadership e decisione logica.  In prima fila sta il servizio d’ordine che sà dove andare e dove no.

Questo dovrebbe essere il minimo servizio d’ordine per la difesa degli studenti.

Con un servizio d’ordine di questo tipo non ci sarebbero stati contusi a Cadorna. Non ci sarebbe stato il cappello di Blocco Studentesco alla manifestazione di due giorni fa. Non ci sarebbero stati gli scontri di ieri.

Il corteo avrebbe proseguito tranquillamente. Non ci sarebbero state accuse di violenza da parte degli studenti. Non ci sarebbero state queste spaccature. Ci troveremmo sicuramente in una fase di sicurezza maggiore per il movimento, con l’intento di generare proposte e portare avanti una lotta migliore. Ma senza queste sicurezze, si continua a scendere in piazza senza un motivo, per cercare di avere risonanza mediatica, ma non ci si ferma mai nella formazione di laboratori per la generazione di proposte per i diritti degli studenti, si prendono botte senza un motivo preciso.

I Fascisti e i Cortei no Gelmini

Pubblicato 2008/10/28 di Victor Serri
Categorie: Analisi Sociale

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Ieri nel corteo a Roma, Blocco Studentesco ha compiuto un atto di notevole interesse. Prendere molta visibilità propositiva (non piu’ essere additata con il fascismo cattivo), organizzare il servizio d’ordine di un corteo, gestione e manipolazione di un intero corteo. Hanno organizzato tutto, mostrando come vi sia una maniera efficace di gestire i cortei e le proteste.

I manifestanti di sinistra, senza intellettuali, senza reale leadership (i capetti sono nella maggiorparte dei casi sprovveduti), è stata al gioco. Solo pochi si sono distaccati. E dire che bastava fermarsi. Non deviare il percorso, fermarsi.Trasformare il punto dove erano in conclusione del comizio. Non l’hanno fatto, nell’antipolitica e nell’ipocrisia. Perchè? Perchè pare sia scritto da qualche parte che bisogna finire una manifestazione in una piazza. La cosa è indubbiamente meglio, ma non è condizione sine qua non. Si può finire dove si vuole, discutere dove si vuole, se no questo diventa un clichè della protesta, e non la protesta.

Hanno cercato di malcelare l’incapacità della gestione dell’evento con la scusa “non accettiamo provocazioni”. Menzogne. Non sono capaci di gestire un evento, non riescono ad immaginare che possa servire altro (tipo un sound system, o qualcosa del tipo), neppure dopo diverse settimane proporre un sistema universitario, o liceale che sia, diverso. Pur di poter dire che la protesta è un’onda in piena, sono disposti ad accettare tutti, senza dettare una linea egemonica di gestione delle proteste. E la linea egemonica non è “tutti di sinistra o fuori dal corteo”, ma semplicemente organizzare un servizio d’ordine e dare una linea antifascista ai cori, alle presenze. Chi urla “duce duce” viene cacciato dal corteo, e non in maniera pacifica. Fine. Ma non aver pensato di organizzare un servizio d’ordine (non si legge mai, testimonianze dirette non ne parlano mai, la riprova sono anche gli scontri a Milano) porta questi problemi. Ossia che chiunque ti può fregare.

I manifestanti, come scusa, hanno portato la logica del “anzichè scontrarsi, subiamo le provocazioni”. Con l’unico risultato di trasformandosi in bersaglio totale per le accuse di ipocrisia, incapacità, fascismo anche, se non altro disinteresse politico nonostante la protesta. A questo punto saranno obbligati a mettere in dubbio la linea politica della protesta, fingendo di averne una. Infatti non hanno linea politica, perchè la protesta degli studenti è seplicemente un accanimento  per il mantenimento dello status quo, in maniera totalmente acritica. Non comprendono, sentono che c’e’ qualcosa che non va e basta. Non hanno prospettiva politica, non hanno organizzazione, non hanno neppure una vaga idea di perchè protestano.

Inoltre c’è da ribadire il fatto che gli studenti, soprattutto universitari, si sono mossi non ai primi colpi all’istruzione (vedasi maestro unico) ma solo quando si è parlato dei propri interessi. Questo non è essere attenti al sapere, avere un interesse alla cultura, questo è semplicemente, un problema economico borghese. Perchè? Perchè la trasformazione da università a fondazione, porterebbe ad uno stato sconosciuto, con buone probabilità di costi elevati in rette. Questo non permetterà a tutti di ottenere un titolo di studio universitario, e di guadagnare di più con esso, sventagliando una presunta istruzione superiore.  Questo è un timore meramente borghese. Beninteso, la maggioranza non ha neppure un’idea del perchè protesta, lo fa e basta, senza capirne i motivi.

In questo modo la protesta non diventa “trasversale” ma “qualunquista”. O meglio “chiunquista”. Ossia che chiunque può protestare, puo’ dire che non gli va bene, senza effettivamente sapere perchè, nè, tantomento, proporre qualcosa di nuovo. Fascisti, antifascisti, cattolici, anticattolici, ciellini, comunisti. Tutti a braccetto nell’ipocrisia borghese di voler salvare l’università, mentre in realtà quello che più interessa agli studenti e poter non pagare molto per avere una laurea e non avere più diritti o migliorare il sistema dell’istruzione italiana. Che almeno lo dicessero.


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