Oggi mi sono capitate sottomano le proposte della assemblea nazionale. Il progetto per l’autoriforma. Ci ho pensato un pò su e vorrei analizzarle profondamente.
Saltando la prima parte che essenzialmente sono chiacchere di una pagina e mezza, che parla del superamento del 3+2 senza proporre come (evidentemente superando tornando indietro, alla faccia del verbo superare) si passa al nocciolo della questione
- Ricerca.Per questo riteniamo essenziale lo sviluppo di forme non commerciali della loro tutela (GPL/Creative commons) in contrapposizione al brevetto nonché il sostegno all’editoria scientifica open source ed una stretta sinergia tra ricerca e didattica.
Questa e’ un’ottima proposta. Peccato non risolva nè il problema dei baroni, nè il problema dei finanziamenti. Sarebbe stupendo poter usufruire di informazioni libere, e lo dico da tesista che litiga per avere delle informazioni per il proprio studio. Ma non c’entra nulla con la questione “italiana”. Questo anche perchè dovrebbe essere fatto nelle varie conferenze in giro per il mondo, quindi necessiterebbe di una regolamentazione “totale” e non “locale” come nella realtà italiana. Direi quindi una buona proposta, ma per l’Italia inutile.
- Valutazione. Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti sia alle strutture (atenei, enti, istituti, dipartimenti,..) che ai singoli docenti e ricercatori.
Questa è una cazzata. Si generebbe coì una splendida didattica indirizzata. Indirizzata verso quegli studenti che vogliono un certo tipo di istruzione. E con l’accesso libero all’istruzione, statisticamente parlando, dominano gli idioti, quelli che vorrebbero fare boiate su boiate ed ottenere un titolo di studio. Poco sensata, oltre che rischiosa.
- Reddito, diritti, contratti. Al lavoro di ricerca, perché di lavoro si tratta, devono corrispondere un salario adeguato…
Una buona maniera per non dire nulla. Adeguato cosa signfica? L’introduzione di una scala mobile per ricercatori? Adeguato a cosa? Quantifichiamo, definiamo, suvvia.
- Pari opportunità. Da una parte la progressione di carriera delle donne è fortemente filtrata ai livelli più bassi, dall’altra le donne subiscono il perenne ricatto biologico, aggravato dalla precarietà, per cui la maternità diventa in realtà la via di espulsione dal mondo della ricerca
Io sono un fervente antifemminista. Non per altro, perchè ora lo vedo come un sessismo al contrario. Inoltre, vorrei che non ci fossero femminismi al principio senza ragione. Non è che è la sessualità ad essere filtro per il lavoro di ricerca, è la società stessa. Non è che uno può fare il ricercatore e solo perchè non resterà gravido ha il lavoro garantito, perchè il lavoro non è assolutamente garantito. Questa mi sembra miopia. Ora, mi guardo attorno e vedo questo, quindi parlo del mio caso specifico. La mia relatrice è una donna. Il mio secondo capo è una donna. Una ricercatrice con cui dovrò parlare è una donna. La capa di un mio amico, qui al terzo piano dell’edificio è donna. Donne ce ne sono, sposate, con figli. Un problema di sesso? No, non credo, semmai di desideri.
- Dottorato e specializzazioni.l’immediata soppressione dei dottorati senza borsa e delle tasse di iscrizione.
Che cambio porterebbe una modifica di questa? Solo la riduzione dei dottorandi. Imporre una borsa? Semplice, ma senza definirne il costo minimo, non ci si schioda. Perchè comparirebbero in stile tipicamente italiano borse da 2 euro mensili.
- Reclutamento. Chiediamo l’istituzione di un contratto unico di lavoro subordinato una volta terminato il dottorato, di durata non inferiore ai due anni: esso deve sostituire l’attuale jungla di “contratti” precari.
Come sempre manca il valore, o una stima. Cosa ci vuole a fare un contratto di 2 anni di 10 euro al mese? Un professore non trova 240 euro in un anno? Fatto. Ecco accettata la proposta. Manca ancora senso pratico e capacità di analisi.
- Rappresentanza. Come ogni altra categoria nell’università, i ricercatori precari e i dottorandi devono partecipare ai processi decisionali tramite i loro rappresentanti eletti
In realtà tutto dipende essenzialmente dall’autonomia degli atenei. Ognuno decide come gestire le rappresentanze. Uno può anche mettere nel senato accademico 1 rappresentante dei dottorandi, che assieme i 3 degli studenti possono fare quasi nulla contro i 10-15 professori del senato.
- Europa e anomalous wave .
Onestamente non so cosa dire. Non credo che le manifestazioni all’estero siano qualcosa più di una vaga simpatizzazione. Il video della protesta all’ambasciata italiana in Valencia è emblematico: Studenti erasmus che protestano. Pecato valga quasi nulla.
I vari punti detti nei percorsi indicano una incomprensione degli eventi, una incapacità di analisi totale, una serie di proposte relativamente sciocche. Questo perchè: il “movimento” non ha intellettuali, la riprova è che di questo workshop pochi sono stati informati, se non le testate principali, ma molti “organizzatori dell’onda” ne ignorano i punti. Questo non è un movimento. E’ un’accozzaglia di persone che si muove un po’ cosi’, come capita capita. Non c’è coordinazione, non c’è logica quasi. Ma si sapeva. Per questo non lo reputo un reale movimento, ma altro.
Manca l’analisi quando dicono che le lezioni all’aperto sono state ben gradite. Non comprendono che sono gratide in quanto è folklore gratuito. Non c’è comprensione dei bisogni, modifiche alle popolazioni e alle famiglie. Per il semplice motivo che quando si fanno le lezioni all’aperto, la gente lavora. E bisognerebbe andare ad informare tutti, in maniera radiale, portare le proprie parole, parlando, e non mandando comunicati stampa anni settanta. Cosa che gli studenti non fanno, perchè ognuno hai suoi problemi.
Questo dimostra ancora una volta che il movimento non esiste. Non esistono gli intellettuali, non esiste una direzione politica, non esiste un intento di migliorare la situazione.
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