Ripresa del Blog

Posted 2009/07/05 by Victor Serri
Categories: Analisi

Questo Blog riprende la sua attività. Ma perchè l’aveva interrotta?

Semplicemente per un motivo. Io, ero tornato in Italia, per ultimare la tesi. Che senso avrebbe avuto mantenere un blog che si chiama “vistodafuori”, se tutti i concorrenti, collaboratori erano in Italia?

Tuttavia, ritornato all’estero, si possono riprendere i balli. E forse, è il caso, pure di cercare di allargare la cerchia dei collaboratori che seguino il progetto, per avere una visione un pò più ampia delle cose.

I Dintorni di Eluana.

Posted 2009/02/11 by Victor Serri
Categories: Analisi Sociale, Pensieri

Siamo onesti. Ne abbiamo le palle piene.

Ora tuttavia, vorrei solo far notare alcuni piccoli dettagli di come è stata percepita la vicenda dal paese in cui mi trovo ora. La vicenda è stata percepita come un atto di estrema crudeltà. Non la morte, la bagarre che si è svilupata dopo. Le strumentalizzazioni, gli utilizzi politici, il fatto che non sia possibile fare qualcosa senza che il vaticano dica nulla.

Questo aumenta la nostra immagine all’estero di ultracattolici. Tutti. Pure i piu’ bolscevichi. Al punto che i dubbi, vengono visti come atti di religione pura, o di influenza di essa.

Esempio sciocco. Venerdi’ ero in un bar con le mie due coinquiline e una sua amica a bere una birra. Questa amica ha una bimba di 5 anni, mentre lei ne ha 28. Non si è mai sposata, ha convissuto e poi rotto la relazione. Le mie due coinquiline hanno entrambe un fratello omosessuale. Nulla di trascendentale, persone piacevoli con una vita alle spalle. Chiaccherando del più e del meno mi chiedono “Ma se domani la tua morosa ti dice che esta embarazada tu che fai?” io: “Boh, non so…forse lo terrei…” con i miei duemila dubbi di sorta. Loro di risposta:”Già, è vero, sei italiano“. Chiedo cosa significa essere italiano. “Beh, sai, c’è anche l’aborto…” Mi guardano come stessero quasi bestemmiando di fronte ad un prete. Mi trovo costretto a dirle: “Guardate, nenas, que io sono a favore dell’aborto senza dubbio. Solo che credo nella responsabilità, e forse io me la prenderei…”. Mi guardano un pò stupite, forse le sembra quasi illogico come ragionamento. Ma senza dubbio resta la linea di collegamento: Italiano – Cristiano Cattolico – Segue i dettami del vaticano.

“Ma si guardassero loro!” probabilmente griderebbero i più oculati. Peccato che loro si guardano, e si criticano, e hanno paura. Una delle frasi più comuni che si sente tra case occupate e ambiente universitario è “se non ci diamo una mossa, fra vent’anni saremo messi come voi“.

Ancora una volta abbiamo fatto una figura di merda internazionale. Spero che qualcuno se ne sia reso conto.

La fine del movimento

Posted 2009/01/20 by Victor Serri
Categories: Analisi Sociale

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Al di là delle assenze, sto cercando di riflettere sulla fine del movimento.

Perchè la domanda che mi pongo è semplicemente  “che fine ha fatto?”. Dove è andata a finire “l’onda che vi sommergerà”? Scomparsa, volatilizzata. Scomparsa, dopo un primo periodo di presunte vittorie, di presunti passi indietro del governo, prontamente trasformati, in una logica della guerra spietata, in punti di forza. Infatti l’onda, forse illusa dal passo indietro del Ministro Gelmini, hanno lasciato l’attenzione a qualcosa di più importante. Tipo gli esami, la vita quotidiana, gli amori, insomma le cose che succedono ogni giorno.

Peccato che di quello che succeda ogni giorno, all’homo politicus, non gliene frega nulla, non dovrebbe fregargli nulla. E infatti non gli è fregato. Ha atteso il momento proficuo, e ha fatto passare tutto.

Ma allora, la domanda seguente è:  perchè gli studenti non se ne sono accorti? Mancavano le informazioni, mancava il desiderio di informarsi, cosa è mancato? Come mai tutto il silenzio? Evidentemente è mancato l’appoggio partitico. Ma se è mancato l’appoggio politico significa qualcosa non torna, che non c’è vero interesse, un vero bisogno.

Rianalizziamo.

Il attorno al 20 novembre nascono le proposte per migliorare la scuola da parte del collettivo de La Sapienza. Critiche, entusiasmi, opinioni. Giustamente qualcuno diceva che bisognava aspettare un attimo, che le proposte migliori sarebbero venute fuori dopo, con il tempo.  Opinione lecita.

Passano due mesi. Nessun’altra proposta, nessun’altra critica, nessun’altra maniera per migliorare il sistema scolastico attuale. O Forse c’erano ed erano poco pubblicizzate? Da chi sarebbero stata dovute pubblicizzate? Dai media di massa, o da strumenti sociali come internet? Se la risposta è solo nei primi evidentemente è mancato l’appoggio che portasse l’attenzione da parte dei media verso le proposte, quindi è mancato l’appoggio partitico (perchè possiamo dire con sicurezza che i media di massa sono manipolati politicamente e che in Italia non esiste l’informazione di massa libera e giornalistica).

Ma perchè non è stato utilizzato internet e i passaparola? Perchè non è stato usata una rete di informazione tra licei? Perchè non è stata forse formata bene, in maniera libera? Forse, azzardo, perchè i legami erano fatti da legami partitici. Quindi, diventa facile pensare che il movimento sia nato su spinta partitica, più che da vera coscienza degli studenti e dei professori. Ma se non c’era coscienza, questa definibile in maniera un po’ superata  “di classe”, come diventa possibile parlare di movimento?

Evidentemente il movimento non c’era.

E qualcuno aveva detto cose giuste nel passato, dicendo che non c’era, che era una manovra politica nel senso stretto, che non c’era analisi, che erano mantenimenti dello status quo.

Si insomma. Ve l’avevo detto, io.

Le vuote proposte della Sapienza.

Posted 2008/11/21 by Victor Serri
Categories: Analisi Sociale, Pensieri

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Oggi mi sono capitate sottomano le proposte della assemblea nazionale. Il progetto per l’autoriforma. Ci ho pensato un pò su e vorrei analizzarle profondamente.

Saltando la prima parte che essenzialmente sono chiacchere di una pagina e mezza, che parla del superamento del 3+2 senza proporre come (evidentemente superando tornando indietro, alla faccia del verbo superare) si passa al nocciolo della questione

  • Ricerca.Per questo riteniamo essenziale lo sviluppo di forme non commerciali della loro tutela (GPL/Creative commons) in contrapposizione al brevetto nonché il sostegno all’editoria scientifica open source ed una stretta sinergia tra ricerca e didattica.

Questa e’ un’ottima proposta. Peccato non risolva nè il problema dei baroni, nè il problema dei finanziamenti. Sarebbe stupendo poter usufruire di informazioni libere, e lo dico da tesista che litiga per avere delle informazioni per il proprio studio. Ma non c’entra nulla con la questione “italiana”. Questo anche perchè dovrebbe essere fatto nelle varie conferenze in giro per il mondo, quindi necessiterebbe di una regolamentazione “totale” e non “locale” come nella realtà italiana. Direi quindi una buona proposta, ma per l’Italia inutile.

  • Valutazione. Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti sia alle strutture (atenei, enti, istituti, dipartimenti,..) che ai singoli docenti e ricercatori.

Questa è una cazzata. Si generebbe coì una splendida didattica indirizzata. Indirizzata verso quegli studenti che vogliono un certo tipo di istruzione. E con l’accesso libero all’istruzione, statisticamente parlando, dominano gli idioti, quelli che vorrebbero fare boiate su boiate ed ottenere un titolo di studio. Poco sensata, oltre che rischiosa.

  • Reddito, diritti, contratti. Al lavoro di ricerca, perché di lavoro si tratta, devono corrispondere un salario adeguato…

Una buona maniera per non dire nulla. Adeguato cosa signfica? L’introduzione di una scala mobile per ricercatori? Adeguato a cosa? Quantifichiamo, definiamo, suvvia.

  • Pari opportunità. Da una parte la progressione di carriera delle donne è fortemente filtrata ai livelli più bassi, dall’altra le donne subiscono il perenne ricatto biologico, aggravato dalla precarietà, per cui la maternità diventa in realtà la via di espulsione dal mondo della ricerca

Io sono un fervente antifemminista. Non per altro, perchè ora lo vedo come un sessismo al contrario. Inoltre, vorrei che non ci fossero femminismi al principio senza ragione. Non è che è la sessualità ad essere filtro per il lavoro di ricerca, è la società stessa. Non è che uno può fare il ricercatore e solo perchè non resterà gravido ha il lavoro garantito, perchè il lavoro non è assolutamente garantito. Questa mi sembra miopia. Ora, mi guardo attorno e vedo questo, quindi parlo del mio caso specifico. La mia relatrice è una donna. Il mio secondo capo è una donna. Una ricercatrice con cui dovrò parlare è una donna. La capa di un mio amico, qui al terzo piano dell’edificio è donna. Donne ce ne sono, sposate, con figli. Un problema di sesso? No, non credo, semmai di desideri.

  • Dottorato e specializzazioni.l’immediata soppressione dei dottorati senza borsa e delle tasse di iscrizione.

Che cambio porterebbe una modifica di questa? Solo la riduzione dei dottorandi. Imporre una borsa? Semplice, ma senza definirne il costo minimo, non ci si schioda. Perchè comparirebbero in stile tipicamente italiano borse da 2 euro mensili.

  • Reclutamento. Chiediamo l’istituzione di un contratto unico di lavoro subordinato una volta terminato il dottorato, di durata non inferiore ai due anni: esso deve sostituire l’attuale jungla di “contratti” precari.

Come sempre manca il valore, o una stima. Cosa ci vuole a fare un contratto di 2 anni di 10 euro al mese? Un professore non trova 240 euro in un anno? Fatto. Ecco accettata la proposta. Manca ancora senso pratico e capacità di analisi.

  • Rappresentanza. Come ogni altra categoria nell’università, i ricercatori precari e i dottorandi devono partecipare ai processi decisionali tramite i loro rappresentanti eletti

In realtà tutto dipende essenzialmente dall’autonomia degli atenei. Ognuno decide come gestire le rappresentanze. Uno può anche mettere nel senato accademico 1 rappresentante dei dottorandi, che assieme i 3 degli studenti possono fare quasi nulla contro i 10-15 professori del senato.

  • Europa e anomalous wave .

Onestamente non so cosa dire. Non credo che le manifestazioni all’estero siano qualcosa più di una vaga simpatizzazione. Il video della protesta all’ambasciata italiana in Valencia è emblematico: Studenti erasmus che protestano. Pecato valga quasi nulla.

  • Percorsi

I vari punti detti nei percorsi indicano una incomprensione degli eventi, una incapacità di analisi totale, una serie di proposte relativamente sciocche. Questo perchè: il “movimento” non ha intellettuali, la riprova è che di questo workshop pochi sono stati informati, se non le testate principali, ma molti “organizzatori dell’onda” ne ignorano i punti. Questo non è un movimento. E’ un’accozzaglia di persone che si muove un po’ cosi’, come capita capita. Non c’è coordinazione, non c’è logica quasi. Ma si sapeva. Per questo non lo reputo un reale movimento, ma altro.

Manca l’analisi quando dicono che le lezioni all’aperto sono state ben gradite. Non comprendono che sono gratide in quanto è folklore gratuito. Non c’è comprensione dei bisogni, modifiche alle popolazioni e alle famiglie. Per il semplice motivo che quando si fanno le lezioni all’aperto, la gente lavora. E bisognerebbe andare ad informare tutti, in maniera radiale, portare le proprie parole, parlando, e non mandando comunicati stampa anni settanta. Cosa che gli studenti non fanno, perchè ognuno hai suoi problemi.

Questo dimostra ancora una volta che il movimento non esiste. Non esistono gli intellettuali, non esiste una direzione politica, non esiste un intento di migliorare la situazione.

Il movimento che non c’è

Posted 2008/11/10 by Victor Serri
Categories: Analisi

Non reputo che l’Onda sia un movimento. Reputo sia solo una protesta.

Un movimento presuppone un nucleo di intellettuali. Presuppone una logica di fondo. Una teoria politica, una scelta profonda, qualcuno che si assuma la responsabilità di pensare, criticare, dirigire. Nell’onda questo nucleo non c’è. Questo nucleo dovrebbe dirigere coralmente, in tutta la nazione, la tattica per mantenere viva la protesta, prima che muoia in un secondo, per coinvolgere la popolazione, per fare quel classico lavoro di egemonia, quel bel lavoro intellettuale di una volta.

Ma questo nucleo manca. Quindi non è un movimento. E’ solo una protesta senza direzione.

Questo è un blog a più mani semisconosciuto. Ma sono state fatte qui più proposte di quelle fatte da molti gruppi di lavoro di Milano. O almeno da quello che mi dicono chi ci partecipa.

Ieri, a Bologna, qualcuno propone di andare a parlare alle persone nei bus.

Ovunque, in tutta Italia, si fanno le “lezioni all’aperto”. Dimenticandosi che chi non è universitario, ha una scarso interesse, non ha tempo, o semplicemente, passa di li perchè ha altro da fare, prende l’evento come qualcosa di folklorisistico e non di protesta.

Gli studenti non colpiscono il paese in maniera informativa e in maniera radicale, si limitano alle strutture precostruite, similinventate. Non colpiscono alla radice il problema, che è trovare un nuovo modo di informare, che coinvolga anche la popolazione più lontana dai nuovi medium di massa.

Questo perchè mancano gli intellettuali.

L’importanza del Servizio D’ordine

Posted 2008/10/30 by Victor Serri
Categories: Analisi Sociale, Pensieri

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Nel periodo passato, negli anni 60-70 abbiamo anche visto come poteva funzionare un servizio d’ordine all’interno delle manifestazioni. Sappiamo che se mal gestito ha poi portato a quelle degenerazioni tipiche dell’Italia.

Ma in questo periodo, nel periodo attuale, il servizio d’ordine è fondamentale. Soprattutto perchè non più utilizzato, e perchè la sua assenza continua ad esporre a rischi i manifestanti. Risci generati dalla polizia, rischi generati da formazioni di estrema destra disiniteressate alla marcia pacifica per formazione culturale.

In ogni corteo dovrebbe esserci. Al di là delle scelte di fare una marcia pacifica o meno. Perchè il servizio d’ordine non nasce con l’intento di generare una formazione di agitatori violenti, ma nasce e si sviluppa solo per la difesa e la sicurezza dei manifestanti.

Il Servizio d’ordine andrebbe così strutturato all’interno della cosiddetta Onda:

  • Una testa frontale (non solo la prima linea ma anche i lati della testa, per una lunghezza di circa 10metri) che forma un ferro di cavallo di persone protette con caschi e protezioni, muniti di scudi in plexiglas, o plastica stile carabiniere, in grado di chiudersi per difendere la testa del corteo dalla carica della polizia (evitando quindi la disperesione del corteo in seguito alla carica) o da parte delle cariche dell’estrema destra.
  • Ogni singolo aderente alla marcia dovrebbe indicare un numero percentualmente simile al 5% dei propri aderenti che si occuperebbero di controllare i fianchi della marcia. Questi dovrebbero essere possibilemente coraggiosi e determinati a mantenere salvo il corteo. Cosa significa? Se entra un fascista lo si prende a sberle sul coppino e lo si porta fuori tirandolo per un orecchia, costi quel che costi. Cosi’ si elimina anche il tentativo da parte di formazioni opportuniste di guadagnare la testa della manifestazione.
  • Una decina di persone che continuino a girare lungo tutto il corteo cercando di vedere se ci sono infiltrati e/o teste di cazzo (perdonate il francesismo, ma è l’unico modo per chiarire in maniera inequivocabile il concetto).
  • Non mettere i liceali in prima fila. In primis per la loro scarsa capacità politica. Inoltre per la loro quasi inestitente capacità di leadership e decisione logica.  In prima fila sta il servizio d’ordine che sà dove andare e dove no.

Questo dovrebbe essere il minimo servizio d’ordine per la difesa degli studenti.

Con un servizio d’ordine di questo tipo non ci sarebbero stati contusi a Cadorna. Non ci sarebbe stato il cappello di Blocco Studentesco alla manifestazione di due giorni fa. Non ci sarebbero stati gli scontri di ieri.

Il corteo avrebbe proseguito tranquillamente. Non ci sarebbero state accuse di violenza da parte degli studenti. Non ci sarebbero state queste spaccature. Ci troveremmo sicuramente in una fase di sicurezza maggiore per il movimento, con l’intento di generare proposte e portare avanti una lotta migliore. Ma senza queste sicurezze, si continua a scendere in piazza senza un motivo, per cercare di avere risonanza mediatica, ma non ci si ferma mai nella formazione di laboratori per la generazione di proposte per i diritti degli studenti, si prendono botte senza un motivo preciso.

I Fascisti e i Cortei no Gelmini

Posted 2008/10/28 by Victor Serri
Categories: Analisi Sociale

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Ieri nel corteo a Roma, Blocco Studentesco ha compiuto un atto di notevole interesse. Prendere molta visibilità propositiva (non piu’ essere additata con il fascismo cattivo), organizzare il servizio d’ordine di un corteo, gestione e manipolazione di un intero corteo. Hanno organizzato tutto, mostrando come vi sia una maniera efficace di gestire i cortei e le proteste.

I manifestanti di sinistra, senza intellettuali, senza reale leadership (i capetti sono nella maggiorparte dei casi sprovveduti), è stata al gioco. Solo pochi si sono distaccati. E dire che bastava fermarsi. Non deviare il percorso, fermarsi.Trasformare il punto dove erano in conclusione del comizio. Non l’hanno fatto, nell’antipolitica e nell’ipocrisia. Perchè? Perchè pare sia scritto da qualche parte che bisogna finire una manifestazione in una piazza. La cosa è indubbiamente meglio, ma non è condizione sine qua non. Si può finire dove si vuole, discutere dove si vuole, se no questo diventa un clichè della protesta, e non la protesta.

Hanno cercato di malcelare l’incapacità della gestione dell’evento con la scusa “non accettiamo provocazioni”. Menzogne. Non sono capaci di gestire un evento, non riescono ad immaginare che possa servire altro (tipo un sound system, o qualcosa del tipo), neppure dopo diverse settimane proporre un sistema universitario, o liceale che sia, diverso. Pur di poter dire che la protesta è un’onda in piena, sono disposti ad accettare tutti, senza dettare una linea egemonica di gestione delle proteste. E la linea egemonica non è “tutti di sinistra o fuori dal corteo”, ma semplicemente organizzare un servizio d’ordine e dare una linea antifascista ai cori, alle presenze. Chi urla “duce duce” viene cacciato dal corteo, e non in maniera pacifica. Fine. Ma non aver pensato di organizzare un servizio d’ordine (non si legge mai, testimonianze dirette non ne parlano mai, la riprova sono anche gli scontri a Milano) porta questi problemi. Ossia che chiunque ti può fregare.

I manifestanti, come scusa, hanno portato la logica del “anzichè scontrarsi, subiamo le provocazioni”. Con l’unico risultato di trasformandosi in bersaglio totale per le accuse di ipocrisia, incapacità, fascismo anche, se non altro disinteresse politico nonostante la protesta. A questo punto saranno obbligati a mettere in dubbio la linea politica della protesta, fingendo di averne una. Infatti non hanno linea politica, perchè la protesta degli studenti è seplicemente un accanimento  per il mantenimento dello status quo, in maniera totalmente acritica. Non comprendono, sentono che c’e’ qualcosa che non va e basta. Non hanno prospettiva politica, non hanno organizzazione, non hanno neppure una vaga idea di perchè protestano.

Inoltre c’è da ribadire il fatto che gli studenti, soprattutto universitari, si sono mossi non ai primi colpi all’istruzione (vedasi maestro unico) ma solo quando si è parlato dei propri interessi. Questo non è essere attenti al sapere, avere un interesse alla cultura, questo è semplicemente, un problema economico borghese. Perchè? Perchè la trasformazione da università a fondazione, porterebbe ad uno stato sconosciuto, con buone probabilità di costi elevati in rette. Questo non permetterà a tutti di ottenere un titolo di studio universitario, e di guadagnare di più con esso, sventagliando una presunta istruzione superiore.  Questo è un timore meramente borghese. Beninteso, la maggioranza non ha neppure un’idea del perchè protesta, lo fa e basta, senza capirne i motivi.

In questo modo la protesta non diventa “trasversale” ma “qualunquista”. O meglio “chiunquista”. Ossia che chiunque può protestare, puo’ dire che non gli va bene, senza effettivamente sapere perchè, nè, tantomento, proporre qualcosa di nuovo. Fascisti, antifascisti, cattolici, anticattolici, ciellini, comunisti. Tutti a braccetto nell’ipocrisia borghese di voler salvare l’università, mentre in realtà quello che più interessa agli studenti e poter non pagare molto per avere una laurea e non avere più diritti o migliorare il sistema dell’istruzione italiana. Che almeno lo dicessero.

De Baronis

Posted 2008/10/27 by Victor Serri
Categories: Analisi Sociale, Pensieri

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Uno dei problemi principali dell’università italiana sono essenzialmente i baroni. I professori che generano strutture di potere attorno a sè, e possono premiare a livello clientelistico e non di capacità. Sono indubbiamente la falla più grande del sistema del sapere italiano, perchè sono gli unici dotati di sapere che si impegnano per non ampliarlo, preferendo piuttosto il guadagno personale (Economico o affettivo o di un sistema di favori).

Il dubbio che giustamente è da porsi è: E’ giusto pubblicamente nominare i baroni? E’ giusto mettere alla pubblica gogna i baroni, dire chi sono, cosa fanno per mantere il proprio status quo?

Prima di tutto dobbiamo dire che il farlo, che sia giusto o meno, sarebbe la morte del movimento studentesco che si troverebbe solo, senza appoggio da parte dei professori (già di per sè minimo). Perchè i professori sono con gli studenti in questa protesta, solo perchè questa protesta è per il mantenimento dello status quo, e quindi dei privilegi e guadagni dei professori.

Ma tornando al dubbio, dobbiamo chiederci anche che effetto farebbe sulla popolazione italiana. Se sembrerebbe più che giusto nominare i baroni, svergognarli, conoscerli ed additarli (almeno di primo acchito) l’effetto potrebbe essere negativo nei confronti della scuola italiana. Infatti potrebbe iniziare una caccia alle streghe ai professori universitari, una generalizzazione, una strumentalizzazione. Un modo per colpire la gia’ traballante scuola italiana.

Il problema qui sta nella presa di coscienza. Gli studenti dovrebbero mostrare il loro interesse, il loro desiderio di divenire una nuova elitè, dovrebbero stupire tutti i gruppi sociali, dovrebbero stupire, interessare, farsi apprezzare. Cosi’, la loro critica risulterebbe posata, risulterebbe migliorabile da persone che credono veramente nella meritocrazia e nel miglioramento della scienza e del sapere.

Questa proposta sarebbe ottima per cercare di epurare il sistema solo se sarebbe proposta dagli stessi che propongono un miglioramento trasversale nell’istruzione italiana, e non un mantenimento dello status quo (con la mera abrogazione di una legge non ancora abrogabile). Solo se gli studenti si mettano a proporre qualcosa per migliorare l’istruzione una epurazione di questo tipo risulterebbe comprensibile alla popolazione italiana, e funzionale per il bene sociale.

Il Finto Movimento Studentesco

Posted 2008/10/26 by Victor Serri
Categories: Analisi Sociale

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In questi giorni si vede sui giornali e sui telegiornali il rinato movimento studentesco. Onestamente, sempre più sviluppo una certa titubanza sull’utilità reale di questa protesta, e sulle finalità che possa avere. L’analisi che sto per porre, reputo andrebbe rivista e discussa possibilmente da più punti di vista, per effettivamente verificare quanto sia verosimile o no.

Il primo problema sta nel fatto che il DL Gelmini, essendo DL deve essere convertito in legge. Per essere convertito in legge decessita dell’iter parlamentare del caso. Per imperdire che l’iter prosegua c’e’ il bisogno di una rappresentaza politica interessata. Ribadisco che gli universitari sono una percentuale molto ridotta di elettori, e anche ipotizzando che la protesta coinvolga parenti e amici, non è per nulla detto che il peso sia tale da preoccupare l’attuale governo di una perdita di consensi ed elettorato. Tuttavia questa rappresentanza politica è flebile, moscia, non oppone, quasi finge di essere. Perchè è solo il PD. Ci dobbiamo aspettare, con la situazione parlamentare attuale un blocco del DL Gelimini? Improbabile.

Il secondo problema è che le occupazioni nelle facoltà sono praticamente concesse dai rettori, che sono favorevoli a questo status. Non sono organizzate con servizi d’ordine, ossia mancano i gorilla che sanno che possono parire sberle, pugni, legnate. Mancano quelli un po’ violenti un po’ precisi che controllerebbero anche la presenza di infiltrati, quelli tanto richiesti e desiderati da Kossiga.

Il Terzo problema è sempre legato al fatto che non ci sono controproposte per migliorare la qualità della scuola. Si parte dal concetto che non bisogna peggiorare, che è una logica corretta. Tuttavia bisogna aggiungere il pensiero del “cerchiamo di migliorare”. Ma perchè non si fa questo? Perchè migliorare il livello significa toccare il sistema dei rettori, che permette agli studenti di avere visibilità. Sarebbe un suicidio per lo pseudomovimento appena nato, poichè non avendo nessun appoggio politico, non avrebbe nessuno strumento di forta politica per poter portare avanti una serie di controproposte. Inoltre la controproposta di un referendum per abrogare una legge, è una cazzata, come gia’ detto. Perchè non ha senso proporre di eliminare ante temporum una legge che ancora non è stata promulgata, inoltre perchè in Italia il referendum come strumento di democrazia popolare risulta inefficiente e non funzionale, strumentalizzabile, da riformularsi in toto.

Il rischio è che il DL prosegua così com’è. I rettori si trasformino in Amministratori Delegati, e mantengano cosi’ il proprio status economico. Sarà più scomodo, senza dubbio, ma non modificherà lo status dei profitti slegati dall’effettiva ricerca. Sarà un problema per gli studenti, ma questo non andrà a ledere i poteri forti effettivamente in gioco.

Reputo che per rendere la protesta più globare, la soluzione migliore sarebbe quella di aumentare la relazione con la popolazione, ovunque, dalle grosse città, ma soprattutto nei centro fuori dalle città universitarie, al fine di prendere più “popolarità” e indurre tutti a almeno interessarsi. Con la relazione sul territorio, si potrebbe coinvolgere una maggior fascia di elettorato, che indurebbe la posizione parlamentare attuale a dover riflettere o almeno ascoltare, in questi pochi giorni, la protesta (Sempre che voglia mantenere il suo potere).

L’occupazione è, ora come ora, inutile. Anzi in controtendenza. Persone che si chiudono, che lanciano comunicati stampa o interviste, che si vedono alla tv. Poco importante, poco di rilievo, per molti anche una scusa per non fare le lezioni. Sono questi da spiazziare maggiormente, mostrandogli come sia sia proprio l’interesse per il sapere a portare alla protesta e alla lotta.

La manifestazione corteo, ha di per sè la controversia di allontanarsi dai piccoli centri per avere numeri maggiori e maggiore risonanza, diventando però meno interessanti e comprensibile per le zone meno universitarie e più periferiche.

La risposta migliore sarebbe a mio avviso la militanza, intesa come bussare ad ogni porta e cercare di informare direttamente la popolazione, con un foglio, un volantino, qualcosa di molto tranquillo, e non solo “a chi passa dallo stand del volantinaggio”, ma proprio a tutta la popolazione. Tuttavia la militanza presuppone interesse e impegno, cosa che a mio avviso manca in buonaparte degli studenti e delle organizazione a cui essi fanno capo.

Reputo tuttavia che provare questo percorso, sia complesso e senza dubbio difficile. In primis perchè presuppone un allontamaneto dai poteri costituiti che aiutano il formarsi di questa tipologia canonizzata di proteste, inoltre, per il ridotto numero di studenti interessati veramente, un’altro dei problemi fondamentali che stanno alla base della politica italiana.

Kossiga e le Okkupazioni

Posted 2008/10/23 by Emanuele
Categories: Interviste

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Intervista a Kossiga che non necessita di commenti.

Da “GIORNO/RESTO/NAZIONE” di giovedì 23 ottobre 2008

INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»

di ANDREA CANGINI -

ROMA PRESIDENTE Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo.

Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figurac- cia».

Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».

Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».

Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».

Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».

Nel senso che…

«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».

Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».

Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.

«Balle, questa è la ricetta democratica:

spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».

Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.

E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».

E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.

Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».

Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente…

«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.

La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».