Fare e Pensare

Piccola premessa. Il blog è in realtá morto e sepolto. Questo posto è stato scritto in una serata di depressione emotiva (molto antecedente alla pubblicazione del post), generata dalla proposta di fare un altro blog. Progetto in cui, per mia scelta, non sono piú dentro. Ma mi ha dato una serie di spunti su cui non avevo mai riflettuto.

Nella nostra societá, la discussione è diventato un tabú. Discussione nel senso di scambio di idee, utilizzando processi maieutici, portando argomenti. Nella nostra societá bisogna fare.

La contrapposizione Fare – Pensare.E’ legata a una serie di costrutti ideologici generatisi negli anni. Sono rettaggi politici, passati tramite i media, che negli anni ’80-’90. Nell’epoca del mito del benessere, diciamo, e poco dopo. A benvedere, sono prodotti della mentalitá berlusconiana, ma piú che altro sono uno strumento di controllo mentale a fini capitalistici. Fare, non riflettere, ti obbliga ad accettare un contratto dove aumentano il tuo sfruttamento pur di “fare”. Vedasi Marchionne in questi giorni.

Nel luogocomunismo generale si trovano frasi come Gli anni 70 sono stati sicuramente segnati dall’immobilitá politica di gruppi che discutono e che poi non facevano nulla.

Ora, sfidando chiunque a dire che le B.R. non hanno fatto nulla (Si, il terrorismo e’ una brutta bestia, ma senza dubbio è fare, quindi reale). Ma a parte questo, il problema è di messa a fuoco. Ossia, l’idea generale è che il fare sia per ottenere i risultati che si prefiggono. Ma, parliamoci chiaramente, il superamento delle classi è abbastanza tosto come obiettivo da raggiungersi. Se guardiamo un attimo in dietro ci rendiamo conto che in tutto il periodo di attivitá di questi gruppi politici degli anni 70 c’era una coscienza sociale molto piú avanzata rispetto all’attuale. Ossia si aveva ancora un senso comune di interesse sociale, e non si guardava solo semplicemente al guadagno economico personale. Questo, a me, sembra fare, non solo pensare. I risultati sono distanti da quelli desiderati, ma è un fare non manipolabile.

Altri esempi sciocchi di questo fare. Confrontate i salari, il potere d’acquisto e i tassi di disoccupazione degli anni ’70 e del 2010.

Ora, invece, anni di bombardamenti televisivi, dettati anche dal “crollo delle ideologie” ha indotto la popolazione a guardare chi fa di piu’. La politica, la mentalitá, è diventata totalmente fordista. Chi produce di piú vince. Che siano auto, treni, autostrade, parchi, asili, poco importa. Sta facendo qualcosa, e quindi ha piú merito di chi pensava. L’esempio è quello di Veltroni che a Roma inaugurava un asilo ogni giorno, o di Berlusconi che inaugurava un cantiere delle grandi opere ogni due per tre.

Ora bisogna fare. Pensare è superato. Non ci sono piú obiettivi, non ci sono piú analisi. C’e’ solo una corsa infinita verso il fare qualcosa senza guardarne la utilitá reale, semplificando ulteriormente un paese giá semplice, in cui tutti noi stiamo andando. Questo perchè un paese semplice è un paese manipolabile, dominabile, con facilitá. L’Italia fascista era un paese semplicissimo. La Germania nazista, la Spagna franchista, il Portogallo salazarista, la Russia staliniana lo erano in maniera evidente.

Tutte le volte che si elimina il ragionamento, l’analisi, si semplifica il paese, ci si avvicina ad una facilitá di controllo, ad un possibile dominio.

Intendiamoci, il che non vuol dire stare li a contarsi storie interessanti senza pensare a qualcosa da fare. Ma saltare in toto la parte di dialogo vuol dire formare gruppi sociali-politici-di pensiero a priori. Quindi generare comitati Contro o Pro qualcosa a priori, senza guardarne i vantaggi, ma andandoli poi a cercare a ritroso. Il che io penso sia sciocco, se non nocivo. Ma del paese semplice e delle sue caratteristiche ne riparleremo.

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Un Commento su “Fare e Pensare”

  1. g0 Dice:

    stavo per aprire un blog chiamato vistodafuori su wordpress e mi sono accorto che esisteva già. mi sono messo a leggere i vostri articoli.

    mi sembra che il parlare del “fare” (contrapposto al “pensare”) sia uno slogan pubblicitario ben riuscito, una terribile semplificazione che non rende giustizia alla realtà. una definizione sommaria, una frase corta e facile da ricordare, destinata ad essere adatto per la ripetizione da parte dei media.

    in realtà penso che i politico di tutto il mondo siano maestri nel creare questi slogan. tuttavia normalmente in democrazia non sono i proprietari delle televisioni che oltre a vendere il detersivo vendono un partito politico.

    povero quel paese nel cui il pubblicitario televisionista e’ capo del governo


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